La testimonianza di Pablo

Pablo è un giovane padre di famiglia con la passione per il calcio. Sta frequentando il corso per diventare allenatore e fra i corsi che è tenuto a superare c’è la qualifica al BLS-D, che è organizzato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio in collaborazione con DAN Europe. Pablo è stato un provider attento ed interessato, tanto nella parte teorica quanto in quella pratica, e si è qualificato senza problemi.

Pochi giorni dopo aver ottenuto la sua qualifica BLSD si trova a casa quando la moglie rientra dall’asilo dove ha preso la figlia, una bambina di due anni. La moglie è preoccupata perché poco prima è caduta mentre teneva la bimba in braccio e la piccola ha urtato la testa. Nell’immediato non sembrava un trauma importante e non c’erano segni da far supporre che la figlia avesse riportato conseguenze serie ma adesso sembra poco reattiva.

Pablo si avvicina alla bimba per controllarla, gli sono immediatamente tornate in mente le nozioni acquisite solamente tre giorni prima, ma in quel momento la situazione muta, la figlia diventa pallida e poi perde coscienza. In lui scattano gli automatismi acquisiti, la sdraia, effettua una lieve distensione del capo e controlla il respiro che in quel momento è irregolare ma presente. Ordina alla moglie di chiamare il 118 e le comunica cosa comunicare mentre colloca la figlia in posizione laterale di sicurezza. Rimane in quelle condizioni per un minuto poi la situazione si evolve nuovamente ed improvvisamente. La bimba rimane non reattiva ed inizia a vomitare parte degli alimenti assunti; dopo per un momento sembra riprendersi, apre gli occhi per qualche istante e respira più regolarmente ma poi perde di nuovo coscienza… e stavolta smette di respirare.

La bimba è in arresto: Pablo interviene ed inizia le manovre di rianimazione cardiopolmonare sulla sua bambina. Dopo le prime compressioni toraciche la piccola espelle un notevole bolo alimentare e di nuovo apre gli occhi, respira ma poi gli eventi si ripetono e nuovamente sviene e smette di respirare. Pablo riprende la RCP e continua per diversi minuti, fintanto che la bambina non riprende a respirare ma rimane in stato soporoso. Nei minuti successivi gli eventi si ripetono. Arriva l’ambulanza, lui collabora con l’equipaggio con capacità. Le condizioni appaiono molto serie, viene applicato il DAE, si cerca di stabilizzarla ma la piccola ha una evidente difficoltà respiratoria e non appare reattiva. Viene predisposto un trasporto in elicottero a Torino dove sono stati allertati e stanno aspettando la bambina. In ospedale si scopre che in conseguenza alla caduta la piccola aveva riportato una frattura cranica, una emorragia intracranica e la formazione di un ematoma che aveva compromesso lo stato di coscienza e l’attività respiratoria.

Ho cercato di descrivere al meglio quanto mi è stato raccontato da Pablo, è passato un mese e mezzo dall’incidente, io sono stato informato pochi giorni fa, e l’ho raggiunto al telefono. Pablo mi ha raccontato quello che è avvenuto in maniera precisa e dettagliata anche se ogni tanto sentivo la sua voce rompersi. Gli ho chiesto alcune precisazioni, anzitutto come stava la bambina e la famiglia e in seguito come aveva gestito l’aspetto emotivo durante quei drammatici minuti. Mi racconta che la piccola è guarita, sta riprendendo a frequentare l’asilo. Lui e la moglie hanno affrontato le difficoltà che la disavventura ha imposto. Un lungo ricovero lontano da casa, la necessità di assentarsi dal lavoro per diverse settimane ma pian piano stanno tornando alla vita di tutti i giorni.

-Riguardo l’aspetto emotivo sono avvenute le cose che tu ci avevi accennato. In quel momento, fin dalle prime fasi del soccorso, la mia mente si è sgombrata da tutto. Ero totalmente dedito ad aiutare mia figlia. A valutare e a reagire di conseguenza. La paura è stata messa da parte da qualche mio meccanismo mentale- mi spiega – Fondamentale è stato saper valutare in maniera inequivocabile i segni che mi si presentavano e ad ogni cambiamento sapere quali manovre metter in atto come ci avevi insegnato al corso. Quando sono arrivati i soccorsi ho continuato a collaborare con loro al punto che, successivamente, mi hanno chiesto in quale pubblica assistenza io prestassi servizio. Più tardi in ospedale i medici, che avevano stabilizzato mia figlia, mi hanno detto chiaramente che il mio intervento aveva scongiurato lesioni cerebrali e molto probabilmente la morte. –

Abbiamo terminato la telefonata con delle considerazioni di carattere personale che non sono d’interesse per gli estranei.

Voglio aggiungere che sono profondamente dispiaciuto per la disavventura che hai vissuto ma sono orgoglioso d’averti trasmesso quelle capacità che hai saputo sfruttare in maniera perfetta. Sono io che ringrazio te, Pablo, da istruttore ad allievo, da padre a padre.

Marco Antonio