La testimonianza di Lele

Lele, all’anagrafe Emanuele, sta chiacchierando con me ed è seduto sul muretto che divide i suoi bagni dalla bellissima passeggiata di Cogoleto. Vede un conoscente che cammina  a poca distanza. I due si salutano con un cenno della mano.

-Sai chi è quello?- dice rivolto a me continuando a seguire con lo sguardo il signore che passa e si allontana lentamente.

-Quello è uno molto fortunato!- ed aggiunge -tempo fa gli ho fatto il massaggio cardiaco- e inizia a raccontarmi quello che è accaduto un paio di anni prima.

Un campetto di Coronata, un quartiere di Genova, è metà maggio del 2012 ed è una serata importante del campionato Over35 perché si gioca la finale. Una squadra è in netto vantaggio quasi al termine del primo tempo. E.D., passati da un paio di anni i 50, decide di giocare gli ultimi minuti prima dell’intervallo. Entra in campo determinato a dare del suo meglio. Lele gioca nella squadra avversaria.

-Ad un certo punto, proprio mentre lo stavo guardando, cade a terra- e mentre racconta batte sonoramente la mano sul muretto.

–Boom! E’ andato giù come un sasso, non ci potevo credere!-

E.D. ha avuto un arresto cardiaco causato da un infarto del miocardio. Il caso vuole che da tempo si sia avviato un progetto di diffusione dei defibrillatore nelle spiagge e l’anno precedente Lele ha aderito. Come titolare dei Bagni Central di Cogoleto oltre che installare un apparecchio DAE ha ovviamente frequentato il corso di abilitazione BLSD (acronimo anglosassone che sta per “supporto di vita di base e defibrillazione esterna con apparecchi semiautomatici”) presso la Pubblica Assistenza locale.  Adesso è sul campo da calcio, lontano dal suo stabilimento ed è anche un po’ confuso e spaventato. Si avvicina all’uomo che è accasciato immobile a terra. Nello stesso momento uno spettatore è sceso dagli spalti e si avvicina anch’egli alla vittima, si tratta di un ex volontario di una pubblica assistenza. Insieme, Lele e l’ex volontario, intervengono valutando le condizioni, allertano il 118 ed iniziano le manovre necessarie.

Per 7 minuti E.D. è stato tenuto in vita mediante massaggio cardiaco e respirazione artificiale con il metodo “bocca  a bocca”. All’arrivo dei mezzi del 118 il soccorso non è terminato, la vittima viene intubata, si continua con la ventilazione e il massaggio cardiaco, vengono somministrate terapie farmacologiche e viene defibrillato più volte, infine si riesce a ripristinare il battito spontaneo.

E.D. viene ricoverato e curato presso il reparto di Unità Coronarica dell’Ospedale Galliera di Genova dove si riprende completamente.

Il racconto è una testimonianza preziosa e invito Lele a dirmi di più.

-Quando hai fatto il corso pensavi di esser in grado di intervenire in caso di necessità?- gli chiedo

-Adesso io sono un sostenitore dell’istruzione al soccorso! Ma quando ho fatto il corso pensavo “Speriamo non accada mai niente”. Ovviamente non solo perché si spera che nessuno stia male ma perché l’idea di dover applicare le manovre apprese mi spaventava. Non mi sentivo in grado di poter intervenire. Poi quando accade … beh va sempre considerato l’aspetto emotivo … ma io che l’ho vissuta ho capito che questi corsi sono importantissimi e che permettono a tutti d’apprendere il necessario per intervenire. Io non sono un esperto, come può esserlo un medico o un soccorritore, non avevo alcuna esperienza, eppure insieme a quello spettatore ex volontario abbiamo fatto una cosa incredibile-

Aggiunge poi un bel paragone calcistico.

-Avevo paura? Certo, ma iniziato il soccorso è come sparita, è stata messa da parte. Mi son reso conto che era morto. Peggio di così non poteva essere e quindi potevo far poco di sbagliato. Dovevo solo seguire le procedure apprese al corso. E’ come essere un portiere. Qualcuno sta per tirare un rigore, se non ti metti in porta sarà un goal sicuro. Se ti metti in porta forse lo potrai parare, ma devi affrontare la prova.-

Lele continua a gestire i suoi bagni e a tenersi aggiornato sulle procedure di soccorso.

Questa vicenda è una testimonianza molto interessante.

Lele ha poi precisato che il corso lo aveva seguito con attenzione, non per una sua passione o interesse particolare, ma per serietà. Una serietà che lo contraddistingue in tutto ciò che fa aggiungo io che lo conosco.

In questa testimonianza è importante, l’aspetto del “non sentirsi pronti” al termine del corso e della paura che si prova quando si capisce che si sta per intervenire per gestire un evento forse più grande di quanto siamo in grado di affrontare. E’ un fatto usuale che alla fine dei corsi, come istruttore, io chieda le opinioni dei miei allievi. La maggior parte di essi confessa che, pur avendo apprezzato il programma e percependo di aver appreso quanto necessario, non si sente pronta ad affrontare situazioni estreme come un arresto cardiaco. Mettono in dubbio la loro capacità d’intervenire, soprattutto dal punto di vista emotivo, ma anche per l’aspetto pratico. Dubitano di riuscire a ricordare le procedure o di effettuarle in maniera corretta. Hanno paura della paura, emozione molto umana.

Sono osservazioni legittime e comprensibili, difficilmente si può ribattere con osservazioni di carattere tecnico. Invece è possibile portare esempi di eventi realmente accaduti come quello di Lele, che spesso incrocia per strada la persona alla quale ha praticato il massaggio cardiaco.

Marco A.