La testimonianza di Giuseppe

Tempo fa ho riportato questo articolo di cronaca: 

http://www.h24notizie.com/2016/05/neonato-rischia-di-soffocare-salvato-da-un-ufficiale-della-guardia-costiera/

Ho avuto il piacere raggiungere telefonicamente l’uomo che si è trovato protagonista di questa vicenda: Giuseppe Sivero, sottufficiale della Capitaneria di Porto con il grado di Secondo Capo, padre e soccorritore per caso di un bambino di 3 mesi.

I fatti sono accaduti il 24 maggio scorso quando Giuseppe è andato a prendere la figlia da scuola nei pressi di Nocera. Una casualità perché normalmente è la madre che svolge questo incarico. Nell’attesa, negli istanti precedenti all’uscita dei bambini, nota un campanello di persone agitate. Fra di queste una donna sorregge un lattante fra la mani e lo scuote e la sua voce è evidentemente disperata. Giuseppe si avvicina nel momento in cui un uomo sta suggerendo di afferrare il neonato per i piedi e metterlo a testa in giù.

Il sottufficiale ha frequentato un corso di bls tre anni prima organizzato dalle Capitanerie di Porto ed anche il successivo aggiornamento dopo due anni. Proprio nell’aggiornamento la ARES 118 aveva posto particolare attenzione alle procedure per i bambini e per i lattanti. Ovviamente Giuseppe si era preparato con la passione e l’interesse che può avere un giovane padre.

Ma è passato un anno dal corso eppure l’uomo senza esitazioni, con la determinazione di chi sa come agire, raggiunge il bambino, lo afferra e immediatamente lo colloca nella corretta posizione sul suo braccio, con le gambe verso il bicipite e la sua mano ad accogliere la testa del piccolo. Non respira anche se mostra ancora segni vitali. Dalle informazioni raccolte avvicinandosi e dall’osservazione del piccolo suppone una ostruzione delle vie aeree. Lo gira e tenta di risolvere l’ostruzione praticando 5 colpi interscapolari. Non sono efficaci. Lo gira nuovamente e pratica le compressioni toraciche neppure queste sono efficaci ma non si perde d’animo. Chiede di chiamare il 118 ed informarli della situazione. Nel frattempo la zona è diventata un “girone dantesco” di persone agitate, alcune gridano. Perfino le sorelline del piccolo sono arrivate e stanno piangendo disperate. Giuseppe decide di spostarsi continuando le manovre sul lattante che non hanno ancora dato buon esito. Attraversa un varco che gli permette di spostarsi dal piazzale ed accedere in un’altra zona per poter operare in un ambiente idoneo al soccorso senza rischiare che qualcuno decida di intervenire interrompendo il soccorso. Gira nuovamente il bambino che ormai è praticamente atono. Continua le manovre fino ad arrivare alla quarta serie e il sottoufficiale inizia a disperare di poter riuscire a salvare il bambino.

Mi dice al telefono:

-Ero alla quarta serie di colpi interscapolari e visto che non avevano avuto efficacia decisi di effettuare ancora le compressioni e poi passare alla RCP. Dentro di me temevo di aver sbagliato perché per spostarmi non avevo effettuato la prima serie posizionandomi con il braccio che sorreggeva il bimbo sulla gamba piegata come mi avevano insegnato, così da rendere più efficaci le compressioni. Temevo che quella scelta potesse esser stata una decisione errata. Stabilii che quella fosse l’ultima serie di compressioni toraciche per poi procedere alla rcp.-

Durante l’ultima serie di compressioni il bimbo espelle improvvisamente una grossa quantità di latte e muco che si erano uniti causando una ostruzione completa.

Il bimbo inizia a respirare. E’ ancora in difficoltà ma Giuseppe gestisce la situazione, il piccolo fatica, è flaccido, stremato, ma adesso respira e pian piano riacquista il colorito rosa. Giuseppe lo custodisce e poi lo consegna al personale del 118 quando arriva. Visto che respira ed è tornato vitale spiega cosa è accaduto, indica le procedure effettuate e consiglia il ricovero.

Il bambino rimane in ospedale per quattro giorni durante le quali vengono effettuate diversi controlli e viene somministrata una terapia antibiotica.

Ho diverse osservazioni da fare su questo evento.

Innanzi tutto i più sinceri complimenti a Giuseppe Siverio che ha saputo gestire una situazione tecnicamente ed emotivamente molto complessa. La sua capacità ha senz’altro salvato la vita ad un bambino di 3 mesi.

Giuseppe ha frequentato due corsi organizzati da Ares 118. Nel secondo corso il personale ha posto attenzione particolare alle manovre pediatriche. Devo sottolineare che il corso era stato effettuato un anni prima circa degli eventi narrati. Un anno è davvero tanto, ma Giuseppe lo aveva seguito con personale interesse avendo dei bambini piccoli in casa. Sotto forte stress, quando è stato necessario, ha saputo ricordare bene le procedure di cui aveva bisogno.

La vicenda ha avuto origine in una condizione di “non preallerta”. Giuseppe è una persona abituata a vestire la divisa e soccorrere le persone o comunque a dover intervenire quando è in servizio. Ma quando si è fuori servizio, senza divisa, in una condizione di svago come si trovava Giuseppe, la mente non è in una condizione di attenzione. Si è in condizioni rilassate. Percepire i segni di una situazione di pericolo che si sta evolvendo e decidere d’agire è una azione difficile. Si passa da una situazione di serenità ad una critica in un breve istante. Giuseppe ha saputo farlo.

L’azione che ritengo più complessa è stata la capacità di stabilire che il bambino era in pericolo ed agire in maniera da ottenere la custodia del bambino da parte della madre, del signore che stava intervenendo e il resto delle persone. Nella concitazione, con la madre disperata ed il signore che suggeriva una azione di cultura popolare (prenderlo per i piedi e metterlo a testa in giù), Giuseppe si è fatto avanti e ha dichiarato di sapere come intervenire e senza perder tempo ha posizionato il bimbo nella corretta posizione. L’approccio deve essere stato perfetto perché è riuscito nell’intento di avere il bambino sotto la sua gestione.

A questo punto Giuseppe valuta il bambino e chiede di allertare il 118 quindi inizia le manovre opportune. Vista la condizione ambientale, di panico generale, stabilisce di spostarsi senza interrompere le manovre. E’ una azione difficile da valutare. In teoria non si deve perdere tempo ed efficacia ma lui ha sentito la necessità di trovare un posto di lavoro idoneo al soccorso. Difatti mi ha spiegato che tale azione gli ha impedito d’effettuare le prima manovre nella posizione corretta come gli era stato insegnato, ovvero inginocchiandosi e utilizzando la coscia come appoggio. Il fatto che abbia avuto la lucidità di tale analisi indica che era concentrato e stava gestendo la situazione. Ha saputo insistere per ben 4 cicli con i colpi interscapolari e le compressioni toraciche. Valutata l’inefficacia del suo intervento, e la perdita di segni vitali nel bimbo, stava per procedere con la rcp quando il bimbo ha espulso il bolo che lo soffocava. Nuovamente una valutazione corretta, segno della lucidità e della conoscenza delle procedure corrette di bls pediatrico.

Il BLS è alla portata di tutti ma questo intervento merita ammirazione da qualsiasi punto di vista lo si analizzi. Le condizioni ambientali, la condizioni emotive create dall’età del bambino e la gravità del problema, evidente dal fatto che solo al quarto ciclo l’ostruzione si è risolta, hanno reso questo intervento uno dei più complessi affrontati da una persona non avvezza al soccorso sanitario di cui io abbia testimonianza. Ne parlavo con Sonia, anestesista e rianimatrice pediatrica, e lei stessa ha espresso ammirazione definendo la situazione “un incubo per chiunque con qualsiasi livello di preparazione”.

La determinazione e la perfetta esecuzione delle procedure ha portato ad un lieto fine in questo caso.

Ho chiesto dettagli riguardo ai corsi seguiti. Giuseppe mi ha risposto dicendo che i corsi che ha frequentato sono stati ottimi ma lui suggerirebbe, avendo a disposizione il tempo necessario, di effettuare simulazioni man a mano più realistiche. Afferma che il refresh ogni due anni gli sembra un periodo troppo ampio, lui preferirebbe l’aggiornamento annuale per sentirsi adeguatamente pronto (e credo che sia una voce da ascoltare vista la capacità espressa).

Personalmente trovo opportuna nel caso specifico la scelta di spostarsi in un ambiente privo di persone agitate. Sono due gli elementi dai quali si è tutelato. L’intervento inopportuno di qualche persona che spinta dall’agitazione poteva decidere di intervenire in maniera differente e la tutela del suo stato emotivo. Sapeva cosa fare, ma mi ha confessato, agire su un bambino così piccolo stava avendo su di lui ripercussioni emotive forti. Eliminare l’agitazione delle persone intorno gli ha permesso di intervenire con maggiore sicurezza. Stava facendo bene e aveva bisogno di continuare ad agire secondo le tecniche che aveva appreso senza “elementi di disturbo”. Al contempo come istruttore sconsiglierei ai miei allievi di intraprendere azioni che diminuiscano l’efficacia di una manovra in una situazione così critica nella quale i secondi sono preziosi.

I più sinceri complimenti da parte nel nostro staff.