Intervista a Andrea Otten

(Volontario Croce Rossa Italia e DAN Europe istruttore trainer)

Urgens inizia un progetto nuovo, una serie di interviste a volontari in ambito di soccorso ed emergenza. Lo scopo non è la celebrazione del volontario, bensì l’indagine dell’animo, del percorso che egli ha fatto e di come questo abbia influenzato la sua vita.

Abbiamo iniziato contattando Andrea Otten, operativo nella riviera ligure. Abbiamo deciso di intervistare Andrea non solo perché è un volontario con un’ammirevole storia di servizio di soccorso ed assistenza in Croce Rossa, quasi 27 anni, ma anche per il fatto che la sua storia ha avuto una’evoluzione imprenditoriale nel settore, diventando un  avendo creato il Centro di Formazione Sanitaria A&D Academy.

Urgens:

Ciao Andrea e grazie per averci concesso questa intervista. Partiamo dalle origini: quando è stata prima volta che hai sentito parlare del volontariato e della possibilità di diventare soccorritore?

Andrea:

in realtà non è stata una scoperta, i miei genitori erano entrambi volontari nella Croce Verde, mia mamma è madrina di due ambulanze. Pertanto 26 anni fa, quasi 27, ho deciso di entrare in Croce Rossa.

Urgens:

Genitori in Croce Verde e tu entri in Croce Rossa, quasi un tradimento. Non hai rischiato una crisi famigliare? Qual è stata la causa di questa decisione?

Andrea:

 sono andato in Croce Rossa perché all’epoca, essendo ancora la Croce Rossa nazionale, mi offriva possibilità formative più ampie. Il ventaglio di corsi decisamente maggiore rispetto la singola pubblica assistenza locale come era un tempo.

Urgens:

quindi ciò accadeva nell’anno..?

Andrea:

era il 1992

Urgens:

la domanda successiva, “perché hai deciso di diventare volontario”, ha già una risposta a questo punto.

Andrea:

 si, disquisire del concetto filosofico del “fare del bene, fa bene” è abbastanza scontato. Secondo me aiutare chi ha bisogno è un qualche cosa che “si sente dentro”. O si ha, o non si ha. Sia in ambito sanitario, sia in ambito extrasanitario.

Urgens:

la prima volta che ti sei sentito parte della squadra?

Andrea:

 in realtà da subito! Perché son stato invitato ad entrare in Croce Rossa da Enrico Serecchia e Flavio La Rocca, che erano amici d’infanzia che già prestavano servizio.  Quando ho manifestato l’intenzione di salire in ambulanza mi hanno detto –Vieni con noi!-.
Arrivati in sede sulla porta ho conosciuto anche Alessio, con queste persone il legame di amicizia è tuttora così vivo che settimanalmente passiamo una serata assieme. Quindi io mi son sentito subito parte della squadra.

I tre mi portarono in ispettorato. Erano tempi diversi. L’ispettore Pietro appena mi presentai, prese un gilet della Croce Rossa e mi disse che lavare le ambulanze è la prima cosa che un volontario deve imparare a fare. Pochi minuti dopo stavo lavando un’ambulanza. Nutro una grandissima stima e gratitudine per Pietro. Come dicevo erano altri tempi. Poco dopo, lo stesso giorno salii in ambulanza in qualità di osservatore e assistetti alla prima RCP, ai tempi non si parlava ancora di BLS. Il caso vuole che il capo equipaggio fosse il mio istruttore di subacquea. Quindi non solo mi sentii subito “parte di una squadra”.

Urgens:

è molto bello quando, col senno di poi, ci si accorge che tutto ha funzionato alla perfezione

Andrea:

direi che è stato “un cerchio perfetto”.

Urgens:

confronta l’Andrea nel momento in cui ha deciso di diventare soccorritore e l’Andrea sei diventato.

Andrea:

Non penso di esser cambiato molto, non sono mai stato un estroverso, però mi son sempre buttato a capofitto in ciò in cui credo, l’ho fatto con tutti i miei progetti, anche nel volontariato. Il mio impegno è sempre stato capire le correlazioni causa-effetto, sia nell’ambiente sanitario quanto nella vita di tutti i giorni. Una forma mentis valutativa, nella vita di tutto i giorni noi altro non facciamo che quello che facciamo in ambulanza.

Urgens:

Qualche rimpianto?

Andrea:

sinceramente no, mi sento solo un po’ più vecchio. Rifarei le stesse cose che ho fatto da giovane. Rifarei tutto. Tutti i servizi, le gare di primo soccorso, le macrocalamità, tutta la formazione che ho fatto. Tutti quei corsi che quando erano finiti sembravano inutili, col tempo poi mi son accorto che inutili non erano stati.

Urgens:

adesso ci sono innumerevoli specializzazioni. Sapendo la tua passione per la subacquea immagino tu sia OPSA.

Andrea:

io sono OPSA e sono anche nel gruppo di supporto psicologico macro calamità.

Urgens:

la volta che ti sei sentito più vicino ad un paziente, quella volta che sai che non scorderai mai. Hai qualche ricordo di questo tipo?

Andrea:

 teoricamente noi non dovremmo mai ricordare nulla dei nostri infortunati.

Urgens:

noto che parli di infortunati.

Andrea:

ti chiedo scusa, ma non essendo medici o infermieri non abbiamo pazienti. Ritengo sia importante fare questa distinzione.

Urgens:

sono d’accordo con te. Considera che la domanda non si riferisce solamente ai soccorsi, potrebbe essere un ricordo legato ad una assistenza o altro.

Andrea:

sicuramente non dimentico il primo servizio a cui ho assistito, di cui ti parlavo poco fa, come osservatore. Non dimentico il primo BLS-D andato a buon fine. Non dimentico i ragazzi del terremoto di San Giuliano di Puglia. Non dimentico i Vigili del Fuoco ai quali portavo da mangiare e da bere nel crollo Morandi, il fare le scale del Polcevera e salire sulle macerie. Sono tutte esperienze che hanno generato ricordi che hanno segnato in qualche maniera ciò che sono ora. Non dimentico due soccorsi fatti non in divisa, due incidenti motociclistici molto brutti. Di uno dei due purtroppo, dopo due giorni, ha avuto un esito…non a buon fine.

Urgens:

anche io ho due incidenti nei quali intervenni fuori servizio come ricordi più forti.

Andrea:

perché quando si è in servizio la forma mentis si predispone a cosa “mi troverò davanti” e si è già pronti ad agire. Quando si è fuori servizio e c’è un incidente è necessario mettersi una divisa virtuale di servizio addosso. Ed è un passaggio emotivamente più complesso, più impegnativo.  Le gare di primo soccorso di una volta, erano gare di vero primo soccorso, e purtroppo non le stiamo quasi più facendo. Non con il materiale dell’ambulanza, ma con un zainetto con l’essenziale. Dove l’attrezzatura era la poca in dotazione e il resto addirittura lo dovevi reperire sul posto. Erano utilissime.

Urgens:

Meglio al volante o nel vano sanitario?

Andrea:

sarò molto sintetico. Meglio il vano sanitario perché Halminton lo lascio a chi ci tiene, preferisco l’empatia con la persona che sto assistendo. E’ un polemica come risposta, ma rende l’idea.

Urgens:

è una intervista e hai diritto a lasciare il messaggio che desideri. Comprendo l’indirizzo della critica. Ritengo sia un argomento estremamente complesso e probabilmente lo affronteremo in futuro.

Andrea:

credo che meriti molta attenzione.

Urgens:

hai mai avuto un momento in cui hai deciso, o stavi per decidere, di lasciare per sempre il volontariato? Parlami di quel momento.

Andrea:

quando ho visto che per molti non era più una vocazione, ma una ricerca di visibilità un falso eroismo in divisa. In alcuni casi solamente una scorciatoia per un lavoro.  A questo aggiungiamo poi che le difficoltà economiche di alcune sedi hanno talvolta portato a suggerire ai dipendenti e volontari lo “scoop and run”. Carica e vai in ospedale, perché occorre fare più servizi. Questo atteggiamento va a discapito della qualità del soccorso e del rispetto dovuto all’infortunato. Purtroppo oggi parlando dell’emergenza, dico nel periodo pre-Covid, i social hanno fatto si che molte le persone del mondo del soccorso sanitario tendessero ad allontanarsi perché l’ambiente è diventato troppo auto celebrativo. Vediamo dirette di ambulanze in codice rosso, selfie di soccorritori -e se si fanno i selfie non stanno soccorrendo-. Hanno tutti i dpi, magari il casco da vigile del fuoco, ma son in maniche corte. Se poi glielo fai notare, commentando sui social, ti rispondono in malo modo giustificando che pativano il caldo. Forse in questo c’è poca vocazione e un po’ troppa auto celebrazione.

Ciò discosta un po’ a quella che è la mia visione del soccorso. A dimostrazione di questo mi è capitato di far parte, come formatore, ad un corso e mi è stato chiesto di far arte della commissione d’esame. Andando contro i miei stessi interessi, perché voleva dire aver fallito nell’insegnamento, con il resto della commissione abbiamo valutato più persone non idonee, rispetto alle persone idonee a salire in ambulanza. Il presidente ha rigettato il nostro verbale, consentendo a tutti di “uscire” (nds: in ambulanza), perché era necessario coprire i turni.
Questi atteggiamenti possono costringere i bravi volontari ad allontanarsi.

Urgens:

l’emozione e la capacità di gestione durante un’emergenza. Hai iniziato in giovane età e adesso sei padre di famiglia, imprenditore e soccorritore con grande esperienza; quali sono gli aspetti che ritieni siano cambiati?

Andrea:

devo dire che ho avuto ottimi mentori e tanto possibilità formative, ciò mi hanno consentito di imparare velocemente in quella che io definisco “la bolla del soccorso”.

Quel momento in cui ci si estranea da tutto ciò che non è la gestione dell’emergenza. Che poi va rivissuto in fase di defusing  con il resto dell’equipaggio.  E’ un qualcosa che cerco di trasmettere in qualche maniera agli allievi, che siano futuri soccorritori in ambulanza quanto ai corsi di primo soccorso per laici. Ogni emergenza è diversa, ma alla base sono simili. L’organizzazione è quasi la stessa, che sia un’azione di imprenditoria, che sia la gestione della famiglia o un soccorso, anche se hanno dei valori ovviamente differenti. Deve essere un’organizzazione flessibile. E’ vero che ci vengono date le linee guida,ma queste devono esser adattate alla situazione. Si deve valutare la causa, gli effetti, i costi, i benefici.

Urgens:

ottima osservazione.

Urgens:

Immagina di esser con i tuoi figli poco prima che prendano servizio per la prima volta, a corso appena finito, appena abilitati. Cosa diresti loro e quali consigli gli offriresti?

Andrea:

usa il cuore e la testa, non usare l’ego: il resto viene da sé.

Urgens:

abbiamo parlato per tutta l’intervista della vita da volontario, padre e imprenditore, di Andrea dalla gioventù ad adesso. Per il futuro cosa immagini? Quali sono i tuoi sogni?

Andrea:

spero di trovare il tempo per il volontariato di tutti i giorni, non solo per le attività legate alle macrocalamità. Dall’imprenditoriale sto lavorando molto sull’innovazione tecnologica, in particolare  real time per mantenere il contatto con allievi. Sto portando avanti con validi collaboratori in Liguria, Piemonte, Emilia, Lombardia, Sardegna diversi progetti principalmente mirati alla massima diffusione di una cardioprotezione consapevole. E sottolineo “consapevole”, non mi interessa vendere apparati DAE, mi interessa che se ne comprenda l’importanza e che lo si sappia usare. Stiamo spingendo la diffusione del Lucas 3 (nds: il dispositivo di CPR automatico) in ambiente sanitario. La recente emergenza Covid ci ha spinto a dar il massimo impegno a individuare le diverse possibilità di ventilazione assistita, assolutamente necessarie in questo periodo storico. Adesso il laico non può effettuare il bocca a bocca. E’ prioritario che si utilizzi la pocket mask, ma si sta lavorando su più fronti per considerare che anche il laico possa utilizzare il pallone autoespansibile. Ovviamente i nostri risultati quali i corsi operatore steward (nds: operatori  di sicurezza in eventi in pubblica piazza) vanno avanti e sono in divenire i corsi ALS, il BTC e i corsi per badanti. Per quest’ultimo siamo pronti a partire con materiale didattico assolutamente pronto.

Urgens:

direi che non  stai fermo.

Andrea:

Già…c’è anche qualche altra bella sorpresa, che tengo nel cassetto. Con lo staff istruttori, l’ingegnere e gli avvocati stiamo studiando un servizio di consulenza e fornitura per poter affrontare la seconda fase dell’emergenza Covid19 nel rispetto delle normative che verranno. Con procedure e dpi adeguati e certificati. Impresa complessa perché sono molteplici gli aspetti da valutare. Tieni presente che si devono rispettare norme e indicazione tecniche che hanno a che vedere con i decreti attuali e quelli già esistenti di uguale importanza come HACCP, le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e altro ancora.
Il sogno sarebbe di creare una rete di grandi professionisti, in buona parte già individuati, con i quali condividere le mie idee, che mi aiutino allo sviluppo delle stesse, con il confronto con le loro idee. Progetti che non siano solo remunerativi ma anche etici e sempre utili alla collettività.

Urgens:

un sogno ammirevole, complesso e articolato. L’impressione è che tu abbia una visione tanto ampia quanto chiara. Ti auguro di aver successo e ti ringrazio del tempo dedicato per questa intervista.

Dal sito della A&D Academy le qualifiche e la storia di Andrea Otten:

Andrea Otten – Istruttore Trainer

Da venticinque anni mi occupo di prevenzione e soccorso, sia in ambito sanitario (in ambulanza e nelle aziende), sia in ambito subacqueo dove ho acquisito il mio primo brevetto nel 1988 diventando poi OPSA (operatore polivalente di soccorso acquatico / sommozzatore). Sono intervenuto come soccorritore in tutte la maxi emergenze nazionali (terremoti, alluvioni e non ultimo il Ponte Morandi) ed ho partecipato a notevoli gare di primo soccorso arrivando con la squadra della Croce Rossa di Bordighera a vincere i campionati Europei. Di recente ho realizzato appositamente il libro “Steward: Operatori grandi eventi in pubblica piazza” per formare in modo completo ed efficace la nuova figura degli Steward.

QUALIFICHE

  • BLS (adult/paediatric)
  • AED (Utilizzo defibrillatore)
  • Disostruzione delle Vie Aeree adulto, bambino, lattante
  • First Aid
  • Primo Soccorso in Azienda Gr. A,B,C D.lgs 81/08 DM388/03
  • Addetto Antincendio Basso, Medio, Alto Rischio D.lgs 81/08
  • Aquatic Oxigen
  • Oxigen First Aid
  • Advanced Oxigen
  • First Aid for Marine Life Injuries
  • On Site Neurological Assessment
  • Equaleasy Basic
  • Equaleasy FR
  • Equaleasy SD
  • Steward